L’Intelligenza Artificiale sostituirà i lavoratori in diversi ambiti, ma le stesse aziende che la sviluppano non si sono rese conto che, prima di tutto, possono essere esse stesse le prime sostituite.
Con questa frase, nelle ultime settimane, i vibe-coders stanno facendo molto parlare di sé, dal momento che, grazie a questi strumenti, stanno riuscendo a fare reverse engineering in diversi settori per creare dei prodotti open-source con lo scopo di abbandonare i prodotti delle grandi aziende che, a causa delle loro politiche sempre più anti-consumatore, stanno facendo molto discutere sull’etica applicata nei confronti degli utenti.
Nello specifico, in questi giorni, si sta parlando della possibilità di eseguire giochi PlayStation 5 su PC in maniera nativa e della “decodifica” (se così vogliamo chiamarla) delle principali App Adobe. In questo articolo, ci concentreremo proprio sul secondo aspetto.
Ma, prima di parlarne, è doveroso dare un po’ di contesto sul concetto di open-source.

La crescita del modello “open-source” negli anni
Tutti noi oggi associamo il termine open-source a un modello orientato a rompere il monopolio delle grandi aziende, non solo nel settore creativo, ma anche per quanto riguarda applicativi informatici, produttivi e quant’altro…
Per quanto riguarda il settore creativo, tra gli esempi più famosi troviamo GIMP, Inkscape e Blender che, nonostante l’assenza di alcune funzionalità esclusive dei software sviluppati dalle grandi multinazionali, sono degli ottimi software utilizzati a livello globale da milioni di artisti digitali.
Tuttavia, la peculiarità del modello open-source sta nella possibilità, per chiunque, di utilizzare come base il codice sorgente che, nel caso dei software di questa tipologia, è pubblico e accessibile a chiunque, per studiarlo, modificarlo e migliorarlo, creando una vera e propria community attorno a uno specifico software. Qui, ad esempio, viene condiviso il codice sorgente di Blender e la community lavora quotidianamente attorno ad esso.
Chiaramente, l’azienda o la fondazione che sviluppa software di questo tipo può liberamente offrire servizi come salvataggi in cloud o supporto tecnico, ma, di base, il software resta libero e fruibile per tutti.
Tuttavia, l’open-source nasce nell’ambito della ricerca e della condivisione accademica e, se oggi viene principalmente inteso come un modo per scavalcare il muro del monopolio, lo si deve alle grandi multinazionali che, negli anni, hanno gradualmente blindato i propri software con licenze e brevetti, impedendo agli utenti di comprenderne il funzionamento.

L’AI come nuova frontiera dell’open-source: ecco come nascono le App creative ArtCraft
ArtCraft si propone come una piccola organizzazione indipendente che è stata in grado di rendere accessibili a tutti, gratuitamente e in modalità open-source, applicazioni alternative a quelle Adobe.
In un mondo in cui paghiamo sempre di più per possedere sempre di meno, ArtCraft fa leva sul concetto di proprietà dei software sviluppati. Concetto che, negli ultimi anni, ha sempre più impreziosito il significato del termine open-source: programmi che è possibile scaricare sul proprio computer, in grado di funzionare anche offline, senza alcun account o chiave di licenza a limitarne o impedirne l’utilizzo.
Come vi abbiamo già accennato in precedenza, l’AI ha reso estremamente più semplice lo sviluppo di software di questo tipo. Molti creator sui social, infatti, stanno parlando della possibilità che, senza pensarci due volte, i professionisti del settore creativo possano appendere al chiodo i software Adobe per utilizzare la controparte open-source sviluppata da ArtCraft.
Tuttavia, sebbene alla base ci siano tutte le buone premesse del caso, è molto importante analizzare più a fondo questa questione.
Addio Adobe, benvenuto ArtCraft?
Il principale hook utilizzato dai creator che stanno parlando di questa questione fa leva sul fatto che “le App Adobe siano state decodificate e rese open-source”, risultando parecchio fuorviante per i professionisti del settore.
La suite creativa ArtCraft comprende diversi software che si rifanno in tutto e per tutto alle App Adobe. Abbiamo infatti:
- PhotoCraft: alternativa a Photoshop.
- FilmCraft: alternativa a Premiere.
- VectorCraft: alternativa ad Adobe Illustrator.
- EffectCraft: alternativa ad After Effects.
- LightCraft: alternativa a Lightroom.
- DesignCraft: alternativa a InDesign.
- PdfCraft: alternativa ad Acrobat.
Stando a quanto dichiarato dallo sviluppatore, queste App sarebbero state sviluppate in Rust con l’aiuto di Claude Opus 5.5 per accelerare i tempi di sviluppo. Vale a dire che non è stato sottratto il codice sorgente di Adobe, ma si tratta di ricostruzioni indipendenti. Infatti, Adobe non viene mai menzionata all’interno delle pagine ufficiali del progetto, che accennano solo al fatto che queste App sono molto familiari già dal primo utilizzo.
Se analizziamo i software, infatti, possiamo notare l’estrema somiglianza con le App Adobe, che rende, all’apparenza, quasi indistinguibili i due software.

La nostra prova
Da professionisti che lavorano quotidianamente con la maggior parte dei software creativi disponibili sul mercato, siamo stati molto curiosi di mettere le mani sulla suite creativa di ArtCraft e, ancor prima di installare i vari software, abbiamo notato che, all’interno del sito web, i software vengono contrassegnati come “In sviluppo“qui.
Abbiamo comunque deciso di scaricarli e dare loro una chance, portando con noi la conoscenza dei software Adobe che utilizziamo per lavoro. C’è da dire che, seppur l’interfaccia sia molto simile a quella dei software già affermati, la suite creativa di ArtCraft è ancora molto acerba per poter essere valutata a fondo, dal momento che molte funzioni di base devono ancora essere implementate. Resta il fatto che, avendo già molta dimestichezza con le app Adobe, siamo riusciti ad utilizzare con estrema facilità le poche funzionalità di base già implementate.
Dunque, c’è ancora molto lavoro da fare, ma le premesse sono molto rosee: si tratta, a mani basse, di uno dei migliori utilizzi dell’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di offrire alla community un’alternativa che è possibile possedere e che scavalca le numerose politiche anti-consumatore imposte da Adobe (vedasi, per esempio, la penale sulla cancellazione).
Tuttavia, sarà molto difficile sostituire del tutto le App della grande “A”, dal momento che molti professionisti si avvalgono di plug-in che estendono le funzionalità di base del software e che potrebbero non essere compatibili al di fuori dell’ecosistema, così come i progetti esistenti che, con molta probabilità, non saranno utilizzabili su questi applicativi. Basti pensare che software come Affinity, anche lui gratuito, offre ampia compatibilità con progetti creati con App Adobe: fattore che rende il software di Canva nettamente superiore.
Noi di editings.eu saremo felici di tenervi aggiornati sullo sviluppo di questa nuova suite creativa e, magari, di portarvi una recensione approfondita una volta che i software saranno ufficialmente entrati in una release stabile.

Software gratuiti validi che vale la pena provare
Nell’attesa che ArtCraft finisca di sviluppare la propria suite creativa ispirata ad Adobe, su editings.eu abbiamo più volte parlato di software alternativi gratuiti, alcuni open-source, altri no.
Ormai lo sappiamo: Adobe regna incontrastata nel mercato creativo grazie alle funzionalità che vengono implementate ogni anno all’interno dei propri programmi e all’intelligenza artificiale generativa. Sono indubbiamente molto potenti e adatti a ogni tipo di lavoro creativo; tuttavia, oggi esistono validissime alternative che, seppur meno potenti di Adobe, riescono comunque a soddisfare esigenze professionali importanti.
Diciamocelo: oggi una fetta ridotta di professionisti creativi ha necessità di tutta la potenza che offre Adobe e, per questo, è disposta a pagare la cifra richiesta per la sottoscrizione di un abbonamento.
Ma, negli ultimi anni, sono diventati sempre più famosi software già affermati e, soprattutto, ne sono nati di nuovi:
- DaVinci Resolve: utile per il montaggio video ad altissimi livelli, non ha nulla da invidiare ad Adobe Premiere. Personalmente, lo utilizzo per l’editing di video per creator che, su YouTube, vantano più di un milione di iscritti. Molti di voi si troveranno estremamente bene anche con la versione gratuita, che, di base, offre già tantissime funzionalità.Guarda qui il nostro confronto tra DaVinci Resolve e Premiere.
- Affinity: aggiornato recentemente, nasce come una suite creativa in grado di rimpiazzare Photoshop, Illustrator e InDesign. Originariamente, veniva venduta a una cifra ridotta, di circa 140 euro, ma un anno fa è diventata gratuita per tutti grazie all’acquisizione da parte di Canva.
Insomma, stiamo assistendo, ora più che mai, ad una vera e propria presa di posizione da parte della community, che vuole mantenere sempre più rilevante il concetto di “proprietà dei software” e, tal proposito, ArtCraft ha mosso un ulteriore passo in avanti.
Come pensate che si evolverà questa vicenda?
